Leggere, scrivere e compiere operazioni con i numeri sono attività svolte con naturalezza e senza difficoltà. La maggior parte delle persone è in grado di leggere un volantino o una pubblicità, scrivere un’e-mail, leggere l’ora, fare calcoli e conti e tanto altro senza impegno, in quanto è stata sviluppato un certo grado di automatizzazione: è come quando, imparando ad andare in bicicletta o a guidare, si passa da una guida incerta e timorosa a una spensierata e automatica. Vi è però una percentuale di individui che non raggiunge questa automatizzazione, che non è in grado di leggere in modo fluido e senza errori o di comprendere bene cosa sta leggendo, di scrivere in modo ortograficamente o graficamente corretto, di compiere calcoli semplici, di imparare le tabelline, di risolvere problemi matematici, nonostante dedichi tempo, impegno ed esercizi per raggiungere questi obiettivi.
Quando si parla di Disturbi Specifici dell’Apprendimento si fa riferimento proprio a difficoltà nell’ambito della lettura, della scrittura e della matematica che si manifestano precocemente nello sviluppo, in presenza di un livello intellettivo nella norma. In particolare, nella categoria dei DSA rientrano:
- la dislessia, definita come un disturbo specifico nell’apprendimento della lettura che si manifesta con una lettura lenta e/o poco corretta che può avere conseguenze anche sulla comprensione di ciò che si sta leggendo;
- la disortografia, definita come un disturbo specifico nella correttezza della scrittura;
- la disgrafia, definita come un disturbo specifico nella realizzazione manuale del segno grafico;
- la discalculia, definita come difficoltà nell’acquisizione delle abilità matematiche.
Come evidenziato dal MIUR nelle “Rilevazioni sulle scuole – Dati generali” (2019), nel corso degli anni si sta assistendo ad un aumento del numero di bambini e ragazzi che ricevono diagnosi di Disturbi Specifici dell’Apprendimento, con un passaggio dallo 0,7 % nell’Anno Scolastico 2010/2011 al 3,2 % nell’Anno Scolastico 2017/2018. Questo aumento può essere considerato una conseguenza della crescente consapevolezza da parte della scuola, degli insegnanti e delle famiglie di cosa sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e quali sono le loro principali manifestazioni.
Il riconoscimento precoce dei bambini che manifestano difficoltà scolastiche è fondamentale perché siano messi in atto interventi finalizzati alla riduzione sia delle manifestazioni di questi disturbi sia delle loro conseguenze sulla sicurezza, la fiducia, l’autonomia dell’alunno e, in generale, sul suo futuro scolastico. Infatti, ricerche hanno evidenziato un’associazione tra difficoltà di apprendimento e insuccesso scolastico, oltre che conseguenze sullo sviluppo della personalità e di un adattamento sociale equilibrato.
Cosa si può fare, quindi, perché tutti i bambini con Disturbo Specifico dell’Apprendimento siano riconosciuti come tali ed abbiano quindi aiuto e supporto?
Sicuramente è fondamentale che sia gli insegnanti che i genitori siano formati sull’argomento, che riconoscano i segnali e si attivino per dare aiuto all’alunno in difficoltà. È importante che anche i genitori abbiano conoscenze a riguardo in quanto nel contesto scolastico, in cui l’insegnante si trova a lavorare in classi numerose, non sempre gli alunni in difficoltà sono subito riconosciuti, in particolare nei casi in cui il disturbo non è di grave entità oppure l’alunno ha messo in atto delle strategie per affrontare meglio i compiti proposti. Un genitore formato sull’argomento DSA potrà riconoscere le manifestazioni dei disturbi e, con la collaborazione della scuola, potrà aiutare l’alunno.
Nelle scuole primarie, inoltre, potrebbero essere attivati dei progetti che permettano il riconoscimento di bambini in difficoltà grazie alla somministrazione di test di screening a tutti gli alunni a partire dalla seconda primaria, seguiti da attività di potenziamento della lettura, della scrittura e del calcolo.
Si potrebbe, infine, intervenire precocemente, già nella scuola dell’infanzia, con programmi che permettano di riconoscere bambini che presentano difficoltà in alcune abilità che si ritiene siano alla base dell’apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo e di potenziare tali abilità.
È importante che bambino, famiglia e scuola capiscano che avere una diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento non significa etichettare negativamente il bambino ma riconoscere che egli possiede delle caratteristiche, delle modalità di funzionamento differenti da quelle dei suoi coetanei, per le quali è necessario organizzare il lavoro scolastico in modo diverso.
Cosa fare, quindi, quando un bambino riceve una diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento?
Sulla base delle difficoltà emerse, la scuola metterà in atto un piano didattico personalizzato che permetterà al bambino di svolgere le attività scolastiche con modalità differenti rispetto a quelle dei suoi compagni, ma adatte alle sue caratteristiche, per far sì che raggiunga gli stessi obiettivi di apprendimento della classe.
Inoltre, la famiglia potrà sostenere il bambino trovando uno o più professionisti che siano in grado di aiutarlo. Ad esempio, uno psicologo formato nel trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento potrà organizzare un potenziamento delle abilità carenti nel bambino, utilizzando strumenti, libri, software adatti alle specifiche difficoltà. Inoltre, risulta utile un affiancamento da parte di un tutor che, sulla base dei punti di forza e di debolezza, fornisca al bambino gli strumenti utili per affrontare i compiti che quotidianamente gli sono richiesti dalla scuola, impostando un metodo di studio personalizzato.
Il riconoscimento dei bambini con Disturbi Specifici dell’Apprendimento e l’intervento su essi è quindi una condizione necessaria per il raggiungimento del successo scolastico e del benessere generale del bambino con DSA.
